separazione
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Il matrimonio si fa in due e certamente si disfa in due, ma se un coniuge non vuole la separazione, l’altro la ottiene comunque?

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Ogni avvocato che si occupi di diritto di famiglia, in occasione dell’inizio di una nuova separazione voluta solo da uno dei due coniugi, spesso si trova a dover sfatare quella che pare essere una convinzione molto diffusa: “Ovviamente se io non voglio la separazione, rimarremo insieme?!”, ed ogni avvocato a cui lo chiederete vi risponderà: “Ovviamente No!”.

In realtà a volte capita che la posizione del coniuge fortemente contrario alla separazione possa indurre l’altro coniuge ad accettare di “ricominciare”, ma quando l’altro coniuge è irremovibile e vuole separarsi, separazione sarà.

Da avvocato mi sono ritrovata spesso a spiegare questo concetto: la legge prevede che il vincolo matrimoniale possa tenere legati i coniugi solo sino a quando entrambi i coniugi lo vogliano.

Cosa succederà quindi se il coniuge contrario alla separazione non dovesse neppure voler discutere delle condizioni di una separazione che rifiuta di concetto?

In tal caso il coniuge che desidera la separazione non potrà far altro che rivolgersi ad un avvocato, illustrargli come vorrebbe disciplinare i rapporti con l’altro coniuge e, se ve ne sono, con i figli e far predisporre al proprio avvocato un ricorso per separazione giudiziale.

Il coniuge che si oppone alla separazione riceverà quindi una copia del ricorso con l’invito a partecipare all’udienza che il Tribunale fisserà per prendere i provvedimenti provvisori ed urgenti.

Se il coniuge che non vuole separarsi dovesse rimanere della sua idea, rifiutando anche solo di discutere le richieste avanzate dall’altro coniuge, probabilmente finirebbe per precludersi la possibilità di dire la sua sulle condizioni di una separazione che, volente o nolente, dovrà subire.

La legge, infatti, non contempla le “questioni di principio”, ma solo “questioni di diritto”: il coniuge che non prenderà posizione altro che per esprimere il proprio dissenso, si ritroverà comunque separato, perché il Tribunale non potrà far altro che dichiarare la separazione, ma si sarà precluso la possibilità di far valere i propri diritti in ordine al mantenimento ed alle modalità di visita dei figli, per esempio, aggiungendo il danno alla beffa.

Tale comportamento può avere ripercussioni particolarmente gravose se il coniuge contrario a separarsi è il coniuge ritenuto economicamente più forte, che, non difendendosi, rischia che il Tribunale assecondi tutte le richieste dell’altro coniuge, disponendo assegni di mantenimento rilevanti, modalità di visita poco consone ai propri ritmi lavorativi ed alla conservazione di un buon rapporto con i figli, pregiudicandone anche la serenità futura.

La scelta di rinunciare a far valere i propri diritti, quindi, crea i danni più gravi proprio quando il coniuge che la compie ha molto da perdere.

Se invece il coniuge che si trova a subire la decisione dell’altro dovesse quanto meno decidere di presentarsi alla prima udienza, il Giudice potrà tentare la conciliazione, anche solo allo scopo di trasformare una separazione giudiziale in una consensuale.

Il coniuge che è capace di cogliere quest’ultima opportunità, comprendendo che, indipendentemente dalla sua volontà, si ritroverà separato, riuscirà probabilmente a contrattare le modalità di gestione dei rapporti in vista di una vita da separato, evitando di compromettere anche il proprio futuro.

Naturalmente i coniugi separati possono sempre riconciliarsi e decidere di tornare a comporre una famiglia unita, senza dover ricorrere ad alcuna formalità.

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