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Possesso vale titolo. Attenzione, perchè questa regola non vale per le opere dell’ingegno (comprese le opere coperte da diritto d’autore).

Cerchiamo di capirne di più.

La regola sopra menzionata ha la funzione di rendere più sicura la circolazione dei beni mobili.

In sostanza, colui al quale sono venduti beni mobili da parte di chi non ne è proprietario, ne acquista comunque la proprietà mediante il possesso del bene medesimo.

Ciò vale purchè l’acquirente sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà, ad esempio un contratto.

La buona fede nel possesso dell’acquirente è richiesta soltanto al momento dell’acquisto.

Altro requisito fondamentale è la consegna materiale del bene stesso.

Ciò che rileva è il fatto che l’acquirente, ad esclusione di altri, sia posto in grado di esercitare sul bene i poteri di controllo e vigilanza che costituiscono il contenuto proprio del possesso  trasmessogli da colui che gli ha conbsegnato il bene.

Ma come si concilia questo principio con un’opera immateriale dell’ingegno?

La risposta è semplice: non si concilia.

Si pensi, ad esempio, al diritto d’autore.

Risulta impossibile applicare il princio “Possesso vale titolo” in quanto l’acquisto a titolo originario  dei diritti di natura economica connessi al diritto d’autore si ha, unicamente, con il compimento dell’atto creativo ed espressivo dell’idea posta alla base dell’opera.

Semplicemente, non possono ricorrere i requisiti poc’anzi visti (in primis la consegna dell’opera intesa quale “opera dell’ingengo”).

Si pensi ad una pellicola cinematografica.

Il possesso di una pellicola non è assimilabile al possesso di un qualsiasi altro bene mobile, in considerazione della peculiarità delle opere cinematografiche.

Le stesse, infatti, è vero che si compongono di un supporto materiale finalizzato alla custodia dell’opera intellettuale contenuta, ma il supporto è una cosa, l’opera dell’ingegno è un’altra.

L’acquisto originario dei diritti d’autore sull’opera spetta esclusivamente all’autore, per il fatto stesso della creazione dell’opera dell’ingegno.

La creazione è l’unico modo di acquisto a titolo originariodei diritti d’autore.

La regola “Possesso vale titolo” non trova applicazione, semplicemente perchè nel diritto d’autore non è concepibile un modo di acquisto a titolo originario dei diritti patrimoniali diverso dalla creazione dell’opera.

Avv. Lorenzo Coglitore

 

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Si è in presenza di contraffazione per equivalenti quando un terzo realizza una soluzione molto simile a quella tutelata da un brevetto ma non del tutto identica.

Contraffazione per equivalenti

Se l’oggetto sospettato di contraffazione risolve il medesimo problema tecnico risolto dall’invenzione e i mezzi modificati costituiscono, per l’esperto del settore, evidenti e meri sostituti rispetto a quelli rivendicati, si ha una contraffazione per equivalenti.

Tale forma di contraffazione non ha una definizione normativa, ma è frutto di un’elaborazione della giurisprudenza e della dottrina, utilizzata per estendere la tutela di un brevetto.

Sicuramente, un brevetto tutela il contenuto letterale delle rivendicazioni in esso presenti.

Ma non solo: la tutela può  essere estesa all’attuazione dell’invenzione con mezzi simili a quelli precisamente indicati nel brevetto.

Secondo i principi fondanti la contraffazione per equivalenti, dunque, è possibile estendere la protezione accordata al brevetto al di là del tenore letterale delle rivendicazioni, fino a ricomprendervi le imitazioni non integrali dell’invenzione protetta, nelle quali permane la stessa idea inventiva e l’insegnamento fondamentale del brevetto.

La nozione di contraffazione per equivalenti, tuttavia, è da sempre oggetto di un’interpretazione piuttosto restrittiva da parte dei Tribunali italiani, in considerazione del fatto che il suo abuso potrebbe consentire un’indebita estensione di tutala a favore del titolare del brevetto, a scapito della tutela dell’affidamento dei terzi e del progresso tecnico.

La giurisprudenza del Tribunale di Milano ne è un fulgido esempio.

Il Tribunale meneghino, infatti, utilizzando l’approccio del cd. “triple identify test”, negli anni ha affermato che si ha contraffazione per equivalenti esclusivamente quando l’oggetto incriminato svolga (1) la stessa funzione, (2) con le stesse modalità e (3) portando allo stesso risultato dell’elemento brevettato.

Sulla base di tale approccio, il il Giudice milanese, tra le varie ipotesi, ha negato vi fosse contraffazione per equivalenti

  • in un caso concernente un brevetto rivendincante un particolare tipo di cerniera, affermando che quella incriminata raggiungesse il medesimo scopo ma con modalità differenti;
  • nel caso di un brevetto rivendicante un dispositivo per la digitalizzazione automatica e per il rilevamento di sagome, reputando il Giudice le modalità di svolgimento della funzione differenti e, pertanto, non integranti contraffazione;
  • in un giudizio di contraffazione per equivalenti di un brevetto rivendicante un’invenzione di prodotto, consistente in una striscia di sicurezza portante informazioni a stampa in un titolo di credito, evidenziando il Giudice la diversità dei mezzi utilizzati per risolvere il medesimo problema tecnico.

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Marchio di fatto: è possibile utilizzare un marchio non registrato e ottenere tutela contro chi deposita successivamente un marchio identico o simile?

Marchio di fatto validità e tutela

Il marchio è un segno distintivo finalizzato ad individuare prodotti e/o servizi di una specifica impresa.

Ogni marchio può essere registrato.

La registrazione, tuttavia, non è condizione di validità del marchio, il quale può esistere anche in assenza della stessa, configurando il cd. “marchio di fatto”, essendo possibile utilizzare un marchio non registrato, oppure registrarlo in un momento successivo rispetto all’inizio dell’attività imprenditoriale.

Il diritto ad utilizzare un marchio sorge con il semplice utilizzo dello stesso da parte dell’imprenditore; nello specifico, il valore dello marchio è strettamente legato alla sua notorietà presso il consumatore come segno distintivo e all’ambito territoriale in cui lo stesso è riconosciuto.

Ovviamente, chi utilizza un marchio di fatto è esposto al rischio che, nel frattempo, altro soggetto registri un marchio uguale e/o simile per un prodotto e/o servizio uguale o simile.

In tali casi, la tutela giuridica che l’ordinamento offre al titolare del marchio di fatto dipende dalla sua estensione territoriale.

Se il marchio è noto solo localmente, il titolare del marchio di fatto non può impedire ad altri di utilizzare e/o registrare un marchio identico o simile, potendo esclusivamente proseguire l’utilizzo dello stesso nel medesimo ambito territoriale in cui lo utilizzava prima della registrazione altrui.

Diverso il caso in cui un marchio di fatto sia diffuso a livello nazionale: il titolare dello stesso potrà adire l’Autorità giudiziaria per chiedere l’accertamento della nullità del marchio identico o simile successivamente registrato da terzi per prodotti /o servizi identici o affini.

La giurisprudenza ha evidenziato che, nella realtà attuale, il fenomeno pubblicitario e la crescente mobilità dei consumatori restringono notevolmente i casi di notorietà puramente locale, in quanto rendono agevole e “normale” che un prodotto contraddistinto da un certo marchio, se pur prevalentemente (o anche esclusivamente) commercializzato in una determinata realtà locale, sia tuttavia noto anche al di fuori di essa.

La notorietà locale pare, quindi, doversi individuare nei casi in cui il marchio contraddistingua beni o servizi che, per loro natura, difficilmente possono essere conosciuti al di fuori di un certo ambito locale.

La tutela del marchio di fatto va ricondotta alle norme concernenti la concorrenza sleale in termini di confusione tra i consumatori circa la provenienza di un determinato prodotto e/o servizio.

Si tenga presente, in ogni caso, che se i consumatori – nonostante l’identità del segno – sono in grado di individuare correttamente la provenienza dei prodotti (recanti lo stesso segno) da due imprenditori diversi, deve escludersi il rischio di confusione che le norme sulla concorrenza sleale mirano a scongiurare; ne consegue, per l’effetto, l’assenza di qualsivoglia tutela in capo al titolare del marchio di fatto.

Sei un imprenditore e pensi che altri stiano utilizzando indebitamente il tuo marchio di fatto? Contatta uno dei nostri professionisti e verifica la Tua situazione.