furto in azienda
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Licenziamento per furto in azienda. Un lavoratore sottrae al proprio datore di lavoro beni di modesto valore. Scoperto il fatto, il datore di lavoro lo licenzia. Il licenziamento è legittimo?

furto in aziendaSi tratta di un caso recentemente sottoposto al Tribunale di Bergamo, in cui un operaio di un’azienda agricola ha sottratto confezioni di yogurt in scadenza destinate all’alimentazione animale ed attrezzature da lavoro, nonostante il divieto del datore di lavoro, che venuto a conoscenza del fatto, ha licenziato il proprio dipendente per giusta causa.

Il lavoratore ha ritenuto ingiusto il provvedimento, in quanto ha sostenuto di non essersi appropriato di nessun bene aziendale senza l’autorizzazione del datore di lavoro e che comunque il licenziamento era sproporzionato rispetto alla gravità del fatto (si trattava di beni di poco valore) ed ha quindi portato la questione in Tribunale avviando un giudizio.

Sono quindi stati sentiti i testimoni, dalle cui affermazioni è risultato che il lavoratore aveva effettivamente asportato confezioni di yogurt nonostante il divieto aziendale e sottratto attrezzi di lavoro all’insaputa del datore di lavoro.

Con sentenza del giugno 2016, il Tribunale di Bergamo ha ritenuto che il licenziamento fosse legittimo, dando ragione al datore di lavoro, in quanto il comportamento contestato al lavoratore, dimostrato dai testimoni, era di gravità tale da far venir meno la fiducia necessaria ad una serena continuazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dal valore dei beni sottratti.

Varie sentenze sono intervenute sul tema del furto in azienda e sulla legittimità o meno del licenziamento per tale motivo, talvolta dando ragione al datore di lavoro, come nel caso sopra riportato del Tribunale di Bergamo, altre volte dando ragione al lavoratore, facendo leva sul modesto valore dei beni sottratti.

In particolare, secondo alcune sentenze, in caso di furto in azienda, non è rilevante il valore della merce rubata, ciò che va valutato è se il comportamento del lavoratore si ripercuote in modo negativo sul rapporto di lavoro, tanto da porre in dubbio la futura correttezza dell’operato del dipendente. Ad esempio, è stato ritenuto legittimo il licenziamento per appropriazione di somme di denaro, anche se di modesta entità, da parte di un dipendente addetto alla cassa.

Altre sentenze, invece, hanno ritenuto che il basso valore della merce sottratta incide sulla scelta della sanzione disciplinare da applicare, non giustificando il licenziamento. Ad esempio, è stato ritenuto illegittimo il licenziamento di un addetto al magazzino che si era appropriato di una confezione di pepe del valore commerciale di pochi centesimi.

È quindi opportuno che un datore di lavoro, prima di procedere ad un licenziamento, che è la sanzione disciplinare più grave, valuti attentamente la gravità del comportamento contestato al lavoratore alla luce di tutte le circostanze del caso concreto.

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