comporto
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Un recente caso affrontato in studio, ci permette di fare il punto in materia di comporto.

comportoAnzitutto, il comporto è il periodo di tempo in cui il datore di lavoro deve conservare il posto di lavoro al proprio dipendente in malattia.

Il dipendente in malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro nei limiti di un periodo detto comporto.

La conservazione del posto di lavoro opera, infatti, nei limiti di un determinato tempo. Tale tempo è stabilito dalla legge, dai CCNL o, in mancanza, dagli usi o stabilito secondo equità dal giudice.

Il datore di lavoro che vuole conoscere la durata del comporto di un dipendente assente per malattia deve anzitutto consultare il CCNL applicato in azienda.

Generalmente i CCNL prevedono il comporto, distinguendolo tra “secco” oppure “per sommatoria”.

Il comporto “secco” si ha quando il periodo di assenza del lavoratore da considerare per la conservazione del posto è riferito ad una malattia unica ed ininterrotta.

Il comporto “per sommatoria”, invece, si ha quando si sommano tutte le assenze per malattia dovute anche a differenti e distinti episodi morbosi, in un arco temporale di riferimento (ad esempio, 180 giorni in un anno solare).

L’arco temporale di riferimento individuato dai CCNL è solitamente l’anno solare oppure l’anno di calendario.

Generalmente per “anno di calendario” si intende il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno.

Invece, per “anno solare” si intende il periodo di 365 giorni che decorrono dall’inizio della malattia (App. L’Aquila Sez. lavoro, 29/07/2013).

Per particolari malattie gravi (ad esempio quelle oncologiche) alcuni CCNL prevedono periodi più lunghi di comporto. Il CCNL va quindi sempre consultato.

Attenzione, inoltre, al fatto che se la malattia è causata da comportamenti che possono essere imputati al datore di lavoro (ad esempio, mobbing) i periodi di assenza non possono essere considerati ai fini del calcolo del limite del periodo di conservazione del posto di lavoro.

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