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Liste clienti: trattasi di informazioni riservate dell’imprenditore.

La loro diffusione, pertanto, contro la volontà dell’imprenditore configura ipotesi di concorrenza sleale.

Nella pratica è un caso piuttosto ricorrente: alcuni dipendenti, dopo aver interrotto il rapporto lavorativo con un imprenditore, vengono assunti da un’altra impresa concorrente.

Gli ex dipendenti, dopo aver copiato diverse informazioni aziendali (tra cui le liste clienti), le mettono a disposizione di una nuova azienda concorrente.

In particolare, le nozio copiate riguardavano rubriche clienti, anagrafica, unitamente a informazioni relative a fatturati e preferenze.

Tale condotta integra, certamente, ipotesi di concorrenza sleale.

Ciò che rileva, in particolare, è l’atto di sottrazione contrario alla volontà del legittimo titolare.

Tale tipo di illecito, infatti, consente all’azienda concorrente di essere operativa sul mercato prima del tempo che le sarebbe stato necessario e con costi minori rispetto a quelli necessari per ottenere in via autonoma le stesse notizie.

Tutto ciò si traduce in un comportamento parassitario e illecito.

A tale illecito concorrono gli ex dipendenti, responsabili in solido con gli altri soggetti coinvolti.

L’illecito concorrenziale presuppone la qualifica dell’imprenditore commerciale e la sussistenza di un rapporto di concorrenza con l’impresa lesa.

Pertanto, la stessa medesima condotta non potrebbe essere considerata illecito concorrenziale se fosse posta in essere da un soggetto non imprenditore.

Per questo motivo, la responsabiltià degli ex dipendenti non imprenditori può essere riconosciuta solo quando costoro possono essere chiamati a titolo di concorso nell’atto di concorrenza sleale imputabile all’imprenditore nel cui interesse sono state sottratte le informazioni aziendali altrui.

Attenzione però: la tutela concorrenziale dei segreti aziendali non tutela le notizie riservate in quanto tali.

Tale tutela mira a inibire l’utilizzo di tali informazioni, ovvero quelle comode scorciatoie che consentono ai concorrenti di acquisire notizie di valore con risparmio di tempi e costi.

In ragione di quanto sopra, v’è ormai la tendenza dei Tribunali a rigettare quelle difese imperniate solo e soltanto nel dire che quelle informazioni avrebbero potuto essere conosciute dal competitor anche in altri modi.

Sul piano pratico, l’imprenditore che ritiene di aver subito una simile condotta di concorrenza sleale, potrà agire anche in via d’urgenza.

La tendenza dei Tribunali a concedere tutela già in via cautelare e senza il cotraddittorio con l’altra parte è, certamente, da condividere.

Ciò, infatti, consente maggiormente alle imprese di tutelare sin da subito uno dei loro più importanti asset aziendali.

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Sviamento di clientela: molti ne parlano, ma non tutti forse hanno capito esattamente di cosa si tratti.

Sempre più spesso ex dipendenti abbandonano la propria azienda per costituirne una nuova.

Fin qui tutto tutto bene.

Le cose cambiano, tuttavia, se gli ex dipendenti pongono in essere una condotta sleale, perpetrando uno sviamento di clientela dalla vecchia realtà a quella neo costituita.

Cerchiamo di capire, quindi, cosa si intrenda esattamente per “sviamento di clientela”.

Tale concetto identifica il risultato di varie condotte di concorrenza sleale.

Lo sviamento può essere posto in essere in vari modi: si pensi ad un collaboratore che si appropri dei dati dei clienti della sua società, di quelli relativi alle condizioni commerciali e/o al listino prezzi e, in generale, di tutta una serie di informazioni riservate, sfruttandole poi a vantaggio della nuova realtà che è andato a creare.

Sarebbe così facile indurre il cliente a seguirti, magari applicandogli condizioni leggermente più vantaggiose rispetto a quelle praticate dalla vecchia società.

Ma non è solo un ex collaboratore che può sviare la clientela di un imprenditore.

Tale condotta illecita può essere posta in essere anche da altro imprenditore, un concorrente, violando i doveri di correttezza professionale previsti dalla legge.

Per esempio, praticando prezzi eccessivamente bassi, oppure imitando il marchio dell’azienda o realizzando altri atti che generino confusione per quanto concerne i prodotti o l’attività dell’altra realtà aziendale.

Esistono dei rimedi? Certamente.

Anzitutto, è fondamentale precostituirsi le prove delle condotte illecite del soggetto colpevole di concorrenza sleale.

A questo proposito, a volte è consigliabile affidarsi ad un agenzia investigativa per richiedere opportune indagini a riguardo.

Le investigazioni sulla concorrenza sleale mirano dunque al reperimento di informazioni da utilizzare come elemento probatorio durante un’azione legale.

Quanto ai rimedi specifici, gli stessi sono i più vari e dipendono anche in ragione della reazione di controparte.

La cosa da fare immediatamente è scrivere una diffida che gli intimi di cessare subito il comportamento sleale.

In secondo luogo, è possibile agire in via giudiziale con una cd. azione inidibitoria, ottenendo un provvedimento che ordini la cessazione della condotta illecita da parte dell’ex dipendente.

Infine, un ulteriore rimedio esperibile consiste nell’agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno.

Ogni fattispecie è, comunque, un caso a sè.

Meglio che sia un professionista ad indicare la strategia che meglio si adatti al singolo caso di specie.

Avv. Lorenzo Coglitore