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Dopo Milano e Torino ora tocca a Roma; il Tribunale capitolino, infatti, lo scorso 6 aprile ha ordinato il blocco dei servizi offerti dal gruppo Uber, accogliendo un ricorso cautelare per concorrenza sleale delle associazioni di categoria di tassisti.

uberIl Tribunale ha inibito a Uber di effettuare il servizio di trasporto pubblico con l’uso della app Uber Black e di altre app analoghe, disponendo il blocco di dette applicazioni.

Non solo: oltre a disporre la pubblicazione della sentenza sul sito di Uber, ha fissato anche una penale di Euro 10.000,00  per ogni giorno di ritardo nell’adempimento del blocco medesimo.

Vita difficile, quindi, per il gruppo Uber, il quale rischia di dover interrompere ogni attività in Italia in quanto i servizi ad oggi offerti risultano in contrasto con il diritto nazionale e in concorrenza sleale con gli altri operatori del settore.

Il Tribunale romano ha evidenziato la sussistenza dell’attività concorrenziale tra le parti in quanto entrambe dirette ad effettuare un servizio di trasporto avente come destinatari potenziali la medesima platea di consumatori nel medesimo ambito territoriale.

Tale attività concorrenziale risulta sleale in quanto gli autisti Uber traggono una posizione di indebito vantaggio rispetto al servizio di taxi, non dovendo sottostare a tariffe predeterminate, proponendo prezzi più competitivi nei momenti di minore richiesta e potendo guadagnare di più quando la richiesta è maggiore, per esempio in occasione di eventi particolari.

Tali condotte comportano uno sviamento di clientela a danno dei tassisti che esercitano il servizio rispettando le regole attualmente disciplinanti il servizio di trasporto non di linea (se vuoi approfondire il concetto di sviamento illecito, leggi anche il mio post: Storno di dipendenti e concorrenza sleale).

Attualmente Uber opera in 66 nazioni in più di 507 città.

L’autista Uber deve solo avere la patente da più di 3 anni, avere un’auto propria in buono stato di manutenzione immatricolata da 8 anni e non aver a carico denunce o subito condanne penali.

Per avere la licenza basta registrarsi al sito internet dell’applicazione, senza sostenere esami e/o prove di alcun genere.

Il problema è che anche guidatori non professionisti possono diventare autisti Uber e che le tariffe applicate ai consumatori sono più economiche di quelle applicate dai tassisti regolari.

Forse dovrebbe essere rivisto l’intero meccanismo della licenza in quanto l’orientamento attuale è quello delle liberalizzazioni.

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