valutazione economica dei brevetti
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La valutazione economica dei brevetti è propedeutica alla stima del danno da contraffazione o da atti di concorrenza sleale.

Perchè è importante valutare, dal punto di vista economico, un brevetto? Cerchiamo di capire meglio.

La valutazione economica dei brevetti può avere diverse applicazioni pratiche, tra cui:

– la quantificazione del danno economico effettivo nel caso di azioni di contraffazione o di altri atti di concorrenza sleale (imitazione, dumping e/o concorrenza parassitaria);

– la stipula di contratti di licenza;

– la stima del valore contabile nelle valutazioni di bilancio;

– la valutazione del recesso del socio di società con brevetti;

– la liquidazione della società e la vendita del brevetto;

– la costituzione di pegno, ipoteca e usufrutto sui brevetti medesimi.

La concessione del brevetto consente al titolare di vietare a terzi di usare nell’attività economica invenzioni identiche o simili al brevetto.

Quanto alla valutazione economica dei brevetti, inoltre, l’analisi degli aspetti contabili relativi alle modalità di iscrizione in bilancio riveste una crescente importanza.

La valutazione del brevetto dovrebbe essere effettuata con un approccio interdisciplinare.

In particolare, vanno considerati i profili:

a) tecnologico (utilità e industrialità dell’invenzione);

b) giuridico (analisi dell’intensità del grado di protezione offerto dalla concessione del brevetto nelle diverse fattispecie possibili);

c) contabile (valutazione in bilancio del brevetto e delle spese di ricerca e sviluppo che lo sostengono);

d) tributario (impatto della fiscalità in caso di trasferimento del brevetto e/o tassazione delle royalties).

Quanto ai principali metodi per la stima del valore di mercato dei brevetti, questi possono essere ricordotti a due tipologie: i metodi empirici e i metodi analitici.

I metodi empirici si fondano sull’osservazione pratica dei prezzi di mercato dei beni immateriali sufficientemente simili e, in quanto tali, comparabili.

I metodi analitici hanno, invece, un fondamento scientifico più solido e si fondano su un approccio reddituale-finanziario, volto a stimare quanto vale oggi un asset (anche un brevetto) sulla base dei rendimenti futuri attesi ovvero attraverso una stima dei costi sostenuti o di riproduzione.

Per quanto riguarda le azioni di risarcimento del danno da contraffazione di un brevetto, vi sono alcuni principi che oramai possono dirsi consolidati.

Ciascuna parte che voglia agire in giudizio contro un competitor dovrebbe tenere in nota che:

1) il risarcimento del danno non è automatico, ma richiede una specifica prova. In pratica, spetta all’imprenditore il cui prodotto sia stato copiato dimostrare quali perdite commerciali abbia subìto. Diversamente, pur essendo comprovata la distorsione del mercato, nessun indennizzo potrà seguire.

2) La contraffazione di un brevetto può causare al titolare dello stesso danni consistenti nella perdita di profitti, perdita che a sua volta è dovuta alle mancate
vendite di prodotti incorporanti il componente brevettato da parte del suo titolare.

3) Tali mancate vendite possono imputarsi al contraffattore soltanto in quanto siano conseguenza immediata e diretta della condotta del contraffattore stesso.

4) Il danno da contraffazione di brevetto può essere quantificato facendo ricorso al criterio residuale della cosiddetta “royalty presunta”.

5) Per quantificare il danno patrimoniale da contraffazione di brevetto può correttamente presumersi che la contraffazione abbia provocato una riduzione delle vendite del titolare di brevetto in misura tendenzialmente pari al numero dei prodotti venduti dal contraffattore.

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Avv. Lorenzo Coglitore